L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più presente nel mondo delle imprese italiane. Le aziende stanno introducendo strumenti digitali per organizzare meglio le attività, velocizzare alcune operazioni e sviluppare nuovi servizi. Questa trasformazione riguarda anche il mercato del lavoro, con prospettive interessanti per chi possiede competenze tecnologiche.
Una recente ricerca condotta dal Politecnico di Milano insieme ad Assolombarda mostra quanto stia cambiando il settore produttivo, soprattutto in Lombardia. I risultati evidenziano una crescente attenzione verso le nuove tecnologie e la possibilità di creare ulteriori posti di lavoro.
L’intelligenza artificiale apre nuove prospettive occupazionali
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda le intenzioni delle aziende in materia di personale. Tra le realtà che hanno già introdotto soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, circa una su tre pensa di ampliare il proprio organico nell’arco del prossimo anno.
La diffusione dei sistemi intelligenti richiede infatti figure professionali capaci di utilizzare software avanzati, analizzare informazioni e gestire strumenti digitali. Accanto alle professioni informatiche, acquistano importanza anche i lavoratori che sanno applicare queste tecnologie alle attività quotidiane.
Il cambiamento interessa in particolare le province di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia. In quest’area si stima che circa 750.000 occupati, corrispondenti a un lavoratore ogni tre, siano interessati dall’evoluzione tecnologica.
Un altro dato significativo riguarda la richiesta di professionalità specializzate. Nei territori esaminati, il fabbisogno di competenze legate all’AI risulta 1,4 volte superiore rispetto al valore medio italiano.
Le previsioni sulle assunzioni rappresentano comunque le intenzioni delle imprese intervistate e permettono di osservare le aspettative di chi sta investendo nell’innovazione.
Sempre più imprese scelgono strumenti intelligenti
L’indagine ha coinvolto 700 aziende appartenenti a settori economici differenti. I risultati mostrano che il 49% del campione ha già avviato iniziative legate all’AI. Un ulteriore 18% intende iniziare a utilizzare queste tecnologie nel prossimo futuro.
La situazione appare molto diversa rispetto alla fine del 2024, quando la percentuale delle imprese coinvolte era ancora inferiore al 20%.
Le dimensioni aziendali incidono sulla diffusione delle nuove soluzioni. Tra le organizzazioni maggiori, la presenza di iniziative dedicate arriva al 79%, mentre nelle realtà di medie dimensioni si attesta al 48%.
Anche le aziende più piccole mostrano interesse. La percentuale raggiunge il 41% nelle piccole imprese e il 40% nelle microimprese.
Particolarmente elevato risulta il valore delle startup innovative, che arriva al 77%. Queste realtà spesso utilizzano strumenti tecnologici per sviluppare prodotti, elaborare informazioni e proporre servizi digitali.
La produttività aziendale mostra segnali di crescita
L’adozione delle nuove tecnologie è collegata anche al tema della produttività. Nel 2025, le aziende aderenti ad Assolombarda hanno registrato un miglioramento del 5,6%.
Per le realtà industriali appartenenti alle categorie micro, piccole e medie, invece, l’incremento si è fermato all’1,3%.
Questa differenza mette in evidenza l’importanza dell’organizzazione aziendale, degli investimenti e delle competenze professionali. I risultati economici dipendono da numerosi elementi e richiedono una valutazione più ampia rispetto al semplice utilizzo di strumenti intelligenti.
Nel settore industriale, l’AI può essere impiegata per programmare le attività, controllare i processi produttivi e individuare possibili sprechi. Altre applicazioni riguardano la gestione dei magazzini, la manutenzione dei macchinari e l’analisi delle richieste dei clienti.
L’obiettivo delle imprese è ottenere risultati migliori attraverso una gestione più efficiente delle risorse disponibili.
Formazione e investimenti diventano fondamentali
Per sfruttare le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale, le aziende devono dedicare attenzione anche alla preparazione del personale.
La ricerca evidenzia un rapporto interessante tra gli investimenti e la scelta di adottare queste soluzioni. Le organizzazioni che spendono maggiormente in tecnologie digitali presentano una probabilità di utilizzo dell’AI superiore di 6 punti percentuali.
Quando gli investimenti riguardano la formazione e lo sviluppo delle competenze, la differenza arriva a 9 punti percentuali.
Si tratta di associazioni statistiche, che mostrano quanto la preparazione tecnologica sia collegata alle scelte delle imprese.
Un ruolo importante viene svolto anche dalla qualità delle informazioni aziendali. Circa la metà delle grandi imprese analizzate sta ancora migliorando i propri sistemi di gestione dei dati, un elemento essenziale per utilizzare strumenti intelligenti in maniera efficace.
La situazione italiana e le prospettive future
Il quadro nazionale presenta percentuali differenti rispetto a quelle osservate nell’indagine lombarda.
Secondo le rilevazioni Istat, nel 2025 il 16,4% delle aziende italiane con almeno dieci dipendenti utilizzava tecnologie di intelligenza artificiale. Nell’anno precedente la quota era pari all’8,2%.
I due studi prendono in esame gruppi aziendali diversi e utilizzano criteri di osservazione differenti. Entrambi, però, descrivono un crescente interesse del sistema produttivo verso gli strumenti digitali.
Nei prossimi anni, la trasformazione potrebbe interessare un numero ancora maggiore di attività. Dalla produzione industriale ai servizi, l’intelligenza artificiale offre nuove possibilità per organizzare il lavoro e sviluppare prodotti.
La formazione dei dipendenti, la qualità dei dati e la capacità di inserire queste soluzioni nei processi aziendali saranno elementi centrali per l’evoluzione delle imprese italiane.

